Il rischio è che questa comprensione porti poi all’idea della normalizzazione. Di far rientrare nei binari quello che a parer nostro ha deviato. Ma integrare la diversità vuole dire farla rimanere tale, trovare uno spazio nel quale possa permanere in virtù della sua differenza, continuare a stimolare, scandalizzare con il suo essere altro Avvertenza: Il contenuto di questo articolo può destabilizzare, è consigliata la lettura al riparo dal sole o da altri fattori stressanti.  “Solo una mente educata può capire un pensiero diverso dal suo senza la necessità di accettarlo”; la prima volta che ho letto questa frase di Aristotele ho pensato prima che siLeggi altro →

Cancellare l’errore significa forse non prenderne veramente coscienza, mentre l’apprendimento è – in quanto tale – fatto di inciampi. Perché è così difficile nella nostra società accettare l’errore o tollerare il fallimento? Quali sono le conseguenze, a volte tragiche, di questa stortura e quali, invece, le radici nell’infanzia? Non ho mai sopportato, da quando la mia prima figlia frequentava le scuole primarie, le penne cancellabili. E anche oggi, che tocca al mio secondo, mal le tollero. E non è solo una questione di costi, anche se questa magica penna può arrivare a costare 7 volte tanto una più onesta e modesta biro. Ma no, nonLeggi altro →

Quando si affaccia la fatica di vivere la chiave è il cambiare direzione, volgere lo sguardo altrove. Per ritrovare il (proprio) senso Una ripartenza difficile questa dopo l’estate. Almeno è quello che mi sembra di cogliere nelle parole delle persone che seguo, soprattutto giovanissimi. La narrazione ruota intorno alla fatica di vivere, al non sentire più un senso nelle cose che si fanno tutti i giorni (formarsi, studiare, imparare, relazionarsi). In alcuni casi, aleggia il fantasma di farla finita. Parole dure da ascoltare. Stati d’animo da custodire. Ripensando al senso del mio lavoro, anche di fronte a questi pensieri che trovano voce nello spazio diLeggi altro →

Una crisi d’angoscia, la richiesta di un ricovero e la risposta – distratta – del sistema. Cosa significa valutare un sintomo? Cosa succede a una persona che soffre e sente di non essere presa sul serio? L’altra sera un ragazzo che seguiamo con la Fondazione ha chiamato l’operatore che ha come riferimento perché stava male: Marco (il nome è di fantasia) era angosciato, uno stato di angoscia importante che non riusciva a gestire, ha chiesto di essere ricoverato perché consapevole di avere bisogno di un contenimento importante. Erano le 23, insieme all’operatore vanno al pronto soccorso e aspettano che venga chiamato il medico psichiatra reperibileLeggi altro →

Anche il battito del cuore, se ci pensiamo, fa una pausa per prendere “la rincorsa”. Tanto conta quello che, apparentemente, non c’è. Vale nelle nostre vite, vale nel lavoro dello psicologo e nell’ascolto dell’altro Il cuore, il cuore col suo “tu-tum”, da sempre ci fa da colonna sonora. A pensarci bene però, ad ascoltare fino in fondo, il ritmo del cuore è ternario: se infatti udiamo distintamente i due battiti in sequenza, quello da ascoltare con attenzione è il non-battito che segue i due. Tempo in cui il cuore si riempie, prende la rincorsa e si prepara all’azione, tempo di recupero, tempo di espansione. Dunque,Leggi altro →

Viviamo in una costante rincorsa di qualcosa che non sappiamo bene cosa è. Non si tratta solo di una caratteristica del nostro tempo, ma di qualcosa che ci appartiene in maniera molto più profonda Certe cose mi hanno sempre affascinato, non solo le grandi cose, al contrario anzi spesso cose molto semplici, che però attraevano subito il bambino che era in me. Le scale mobili, ad esempio. Hanno sempre avuto su di me un potere di attrazione enorme, da ragazzo di campagna rimanevo a volte imprigionato nella compulsione di voler fare un altro giro di giostra, di provare quella sensazione di potere di avere aLeggi altro →

Come fanno gli psicologi che tornano a casa a non essere sopraffatti e “appesantiti” dalle storie dei loro pazienti? Come fanno a dormire sereni dopo aver ascoltato storie di sofferenza e di fatica? La chiave è nella relazione, non fuori da essa  Diversi sono i luoghi comuni che si aggirano attorno alla mia professione (come del resto, immagino, a molte altre, se non a tutte), ma la domanda che più spesso mi sento rivolgere è: “Ma poi, la sera, quando torni a casa, non ti senti appesantita da tutte le storie che ascolti?”.  La sera… in alcuni casi, arrivano anche a chiedermi “ma come faiLeggi altro →

A volte ce lo imponiamo, e non ci riesce. Fermarsi significa lasciar andare il controllo, anche su noi stessi, per stare realmente in contatto con noi e per poter stare in ascolto dell’altro L’abbiamo chiamato in tanti modi: meditazione, training autogeno, yoga, estasi, più di recente mindfulness e focusing. La questione che io, da ragazzo di campagna, amo chiamare semplicemente lo stare fermi riveste a mio modo di vedere una importanza cruciale per quelli che fanno il mio mestiere.  Io, da sempre agitato e inquieto, ne ho fatto una questione di vita o di morte, una di quelle cose che le impari per mestiere maLeggi altro →

l “dominio dell’uguale” è quel meccanismo con cui ci rassicuriamo scegliendo sempre il noto, il conosciuto, il simile a noi. Ma è anche quello che ci depriva dalla reale possibilità di essere fecondi Diverso da chi? La diversità, nel suo significato più ampio, è al centro dell’attenzione in questi anni, con il correlato della sua necessaria accettazione. Riflettendo sul concetto di diversità, ad esso collego quello di alterità e anche di integrazione, di riconoscimento reciproco e convivenza. Tutti temi cari a chi fa il mio mestiere e a tutti quelli che hanno una attenzione al modo che abbiamo di stare insieme, di pensare il futuro.  Leggi altro →