Sperare non significa necessariamente accettare un premio di consolazione quando le cose vanno male. Ha a che fare con l’apertura al nuovo, al non ancora visto. Alla vita che può nascere. «Chi di speranza campa, disperato non muore»: uno dei miei cantautori preferiti, Enzo Avitabile, col suo napoletano ruvido e stretto, sembra dirci che in fondo in certi momenti della vita l’unica cosa che ci rimane è la speranza. Già quella storia del vaso di Pandora ce lo aveva suggerito: in fondo al vaso, dopo tutte le brutture e gli orrori del mondo, l’ultima a uscire era proprio Speranza e forse da lì spesso diciamoLeggi altro →

In una società che invita alla corsa e alla rincorsa continue, fermarsi diventa rivoluzionario. L’inerzia va considerata per quel che è: una pausa che consente alla coscienza di emergere da sotto il peso delle attività quotidiane, rivelando la profondità dell’esperienza Fare, decidere, agire… sembrano questi gli imperativi ai quali dobbiamo rispondere a queste latitudini, nella terra del «che lavoro fai?» A Milano non si sta con le mani in mano, recita l’antico adagio, a ricordarci che il male peggiore è il far nulla. D’altronde, «#milanononsiferma» recitava l’hashtag della pandemia che ha segnato la nostra storia e poi, si sa, l’ozio è il padre dei vizi.Leggi altro →

Quando capiamo da dove arrivano il disagio, il malessere, la sofferenza, pensiamo che il lavoro sia fatto. In realtà, quello è solo l’inizio della strada che ci porta verso il nuovo “noi” «Non lo mandare sulla terra, te lo racconto io come stanno le cose…». Così, un empio Roberto Benigni ci racconta l’incarnazione, in uno dei suoi interrogativi più interessanti. Che senso ha l’incarnazione? Perché Dio, nella sua onnipotenza, ha dovuto mandare sulla terra suo figlio? Che senso hanno la sofferenza, il martirio, la croce? Domande complesse che sicuramente richiedono riflessioni e meditazioni altrettanto complesse, definitive, che non ho la tracotanza di saper affrontare. ALeggi altro →

Riti che si ripetono, gesti di cura e manutenzione del quotidiano. Tutto questo, ormai troppo spesso, viene associato a mancanza di senso, noia, immobilismo. Ma nella affannosa ricerca di novità rischiamo di scambiare la sbornia con la degustazione, la sensazione del momento con il suo senso profondo. Il mio maestro, ormai più di dieci anni fa, mi regalò un piccolo orologio da tavola vintage. Di ottima marca e preciso, va caricato manualmente una volta ogni settimana e ha un piccolo cursore per adattare il meccanismo ai cambiamenti di temperatura che possono variarne la precisione. Così, tutte le settimane, il sabato mattina, io verifico l’ora esatta, doLeggi altro →