Alcesti Alliata La mancanza di approcci fisici ha alterato i nostri sistemi psichici: occorrerà grande delicatezza per tornare a rapporti normali con gli altri  Che fine ha fatto il corpo, nel tempo sospeso della pandemia? Non mi riferisco al corpo intaccato dal virus, al dramma dei tanti corpi malati che si sono ritrovati tragicamente soli, anche nell’ora estrema, ma al corpo di tutti coloro che sono rimasti indenni.  .    Il corpo che in questi mesi non ha più potuto liberamente esprimersi, cantare, recitare, correre, danzare, fare sport. Certo, anche in quarantena le persone hanno recitato, cantato, fatto sport o lezione: le abbiamo viste passare ovunqueLeggi altro →

Il cuore dell’insegnamento di Jung, secondo Umberto Galimberti, è nel concetto di individuazione. Ci sembra suggestivo l’esito che se ne trae: lo scopo dell’analisi non è tanto guarire da un disagio, quanto nascere a se stessi. Questo viraggio dal negativo (la terapia come cura per rimarginare uno strappo) al positivo (la terapia come via per l’autorealizzazione) sposta l’accento dal passato al presente e al futuro. Nel passato è più facile immaginarci statici e distribuire a terzi pesi e colpe. Nell’oggi, che è premessa per il tempo a venire, le nostre scelte conservano il potere di incidere sul reale e di far sbocciare – oppure avvizzire – quello per cui ciascuno di noi è al mondo. Qui cadono le scuse. FacebookTwitterLinkedinPrintLeggi altro →

Nel commento a un passo dantesco, Franco Nembrini propone una riflessione sull’amore che per una volta mette d’accordo ragione e sentimento. Chiunque di noi può accedere, pescando nella propria memoria emozionale, all’incanto dell’innamoramentoe forse cogliervi quegli accenti che Nembrini con Dante avvicina all’esperienza mistica. Ancora di più, però, ci colpiscel’accostamento tra il voler bene e il cooperare affiché la persona che amiamo compia il proprio desiderio, ossia realizzi il suo essere. Questo è ciò che dovrebbe muoverci nella relazione d’aiuto. Oltre la presunzione di sapere quale sia il bene dell’altro.  FacebookTwitterLinkedinPrintLeggi altro →

La toccante esperienza di uno psicologo in una unità ospedaliera che lotta contro il Covid 19 “Bisogna mettere due paia di guanti”:  “Perché, la bestia li può bucare?” “ No”, sorride il collega esperto in malattie infettive, “perché quando togli il destro poi avresti la mano nuda a togliere il sinistro e lì… entra”.  Poi ci sono le mascherine e i camici in tnt, togliere appena fuori dal reparto, poi le sovrascarpe, poi occhio ai gesti di autocontatto….. Comincia così la mia esperienza in Psycological Unit Covid-19, già perché se i preti parlano in latino ed i filosofi in greco, da un po’ gli psicologiLeggi altro →

Cosa ci spaventa della morte? Qual è il movente segreto che l’ha condannata all’ostracismo nella nostra cultura e nella nostra contemporaneità? Secondo Emanuele Severino, la morte è vittima di un grande inganno, che nasconde altre possibilità di lettura. Il richiamo del filosofo può apparire incompatibile con il razionalismo più spinto o con certe visioni celebrative della materia, che in fondo ci rassicurano, perché ciò che vediamo, tocchiamo e manipoliamo è in qualche modo sotto il nostro controllo. Eppure anche certe frontiere della scienza non possono escludere che la morte non sia la fine.  FacebookTwitterLinkedinPrintLeggi altro →

Riflessione semiseria sull’eclissi del padre nella società contemporanea. Un tempo possessore degli strumenti che iniziavano al lavoro e al governo della vita adulta, il padre è oggi spesso l’apprendista dei figli, che sono maestri di tecnologia senza nemmeno averla studiata. Come ripensare a un riequilibrio dei ruoli?  FacebookTwitterLinkedinPrintLeggi altro →

Ci ha lasciato da poco, Emanuele Severino, un appassionato inseguitore della verità. Il suo pensiero, qui, rivela più che mai la parentela tra le scoperte della fisica e il domandare della filosofia. A noi le parole del maestro sembrano un invito a sospendere, nella relazione d’aiuto, la ricerca del cambiamento a tutti i costi come via per oltrepassare una situazione di difficoltà o medicare un dolore. Forse il superamento della crisi implica che si venga a patti con l’idea che ciò che accade semplicemente è. Gli stati del mondo e i sussulti dell’io vanno prima accettati. Poi, nel tessuto del tempo che li accoglie eLeggi altro →

L’intreccio delle mani è forse l’immagine più potente di quel contatto tra due persone che spezza la solitudine. A noi ricorda la regola aurea della relazione d’aiuto, che non è un “disporsi a fare” per l’altro, ma un modo di “essere con lui”: accanto alle sue paure, al fianco delle sue stanchezze, insieme ai suoi desideri e alle sue speranze.  FacebookTwitterLinkedinPrintLeggi altro →

Vergogna: un’emozione molto intima, che secondo Carofiglio è in qualche modo simile alla capacità di provare dolore. Così come il dolore nel corpo è un segnale che qualcosa non va (una malattia, una tensione, un disturbo che colpisce il fisico), allo stesso modo la vergogna è un segnale che qualcosa non va, dal punto di vista morale. Un’emozione in grado, dunque, di allertare ciascuno in merito al proprio agire. Essere capaci di provare vergogna è, in definitiva, una salvaguardia per l’uomo, perché lo mette al riparo dall’oltrepassare i confini etici e morali, con leggerezza e superficialità.  FacebookTwitterLinkedinPrintLeggi altro →