Promettere, per sempre
L’amore eterno trionfa sul palco: un successo che invita a interrogarsi sugli stereotipi di legami indissolubili e sul modo in cui raccontiamo l’amore. Le parole fanno accadere le cose? Se rispondessimo semplicisticamente, diremmo di no: il linguaggio da solo non crea gli atti. Eppure esistono quelli che i filosofi del linguaggio – primo fra tutti J.L. Austin – definiscono atti performativi. «Ti prometto che» è uno di questi: attraverso questa locuzione, l’atto è compiuto. La promessa vincola il suo contenuto, rendendolo concreto e reale. «Ti prometto che ci sarò» non è una frase vera o falsa, ma, per così dire, compie un’azione. La promessa, insomma, fa l’evento, non èLeggi altro →
Con l’intelligenza artificiale la cena è (sempre) servita
L’intelligenza artificiale, sempre più, è in grado di “cucinare” ricette complesse, che soddisfano i nostri desideri. Ma è proprio così? O qualcosa manca… «Tu-tuuu! È in arrivo un treno carico di…». Ve lo ricordate il gioco di certi pranzi e cene, quando eravamo bambini? In genere i treni, bastimenti o aerei immaginari erano cucchiai carichi di odiati minestroni, o verdi cavolfiori. È così che molti di noi si sono misurati con il cibo e i suoi rifiuti. Questo non accade in Coraline e la porta magica, il bellissimo film di animazione di Henry Selick. La ragazzina, Coraline appunto, attraversando una misteriosa porta, si ritrova in un’altra casa,Leggi altro →
Quanto è importante imparare a dire grazie?
Impariamo a dire “grazie” sin da piccoli, come una forma di educazione. Ma cosa si nasconde dietro i tanti aspetti della gratitudine? Quali quelli che facciamo più fatica a riconoscere? «Come si dice?… Grazie!». E poi: «Ringrazia la maestra», «ringrazia la zia»… pure il Giorno del Ringraziamento hanno inventato! Da parecchio tempo penso a cosa voglia dire, in fondo, essere grati, quali sfumature ci siano alla base del sentimento di gratitudine e, come al solito, emergono caleidoscopiche direzioni che pare si contraddicano a vicenda. Vi è allora un «grazie» di maniera, frutto di addestramenti infantili, resa davanti al potere degli adulti, dei maestri e poi dei capi.Leggi altro →
La casa spezzata e il filo che non cede: la tavola imbandita tra le macerie
Nell’immagine di un pasto collettivo consumato a Gaza, il tentativo di risignificare il tempo e i luoghi, restituendo un senso di continuità e comunità. Una lunga tavola imbandita, molto più lunga di quella che potremmo mai immaginare: corre lungo un’intera strada a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Donne, uomini e bambini preparano un iftar collettivo (il pasto serale che interrompe il digiuno imposto dal Ramadan). Il tavolo si estende però tra le rovine dei bombardamenti: case sventrate, cemento, lamiere, armature edilizie spezzate, finestre rimaste in bilico, affacciate sulla distruzione e su questo incredibile tentativo di senso. Questo gesto – che è a un tempo preparare,Leggi altro →
Contano di più le parole o i fatti?
Quanto conta la coerenza tra ciò che si dice, o si scrive, e le azioni che si compiono? La parola è valida solo se trova un correlato di realtà a confermarla? Si sa, la gente predica bene ma razzola male, e tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Quante volte abbiamo sentito questi o altri adagi simili, a indicarci la faticosa pratica della coerenza, del mettere a terra le parole e farle divenire carne, comportamenti, opere. A parole tutti siamo corretti e coerenti ma poi — si sa — cadiamo sotto la fatica, il sudore, la difficoltà di trovare il coraggioLeggi altro →
L’arte di dimenticare: quanto conta l’oblio?
L’oblio non è una falla della memoria, ma un processo essenziale per il nostro equilibrio emotivo e comportamentale: potremmo definirlo una forma di saggezza, che ci aiuta ad aprire spazi di libertà e occasioni di riscrittura di senso. C’è una domanda che ancora, dopo giorni, mi interroga. Addirittura, in forma un po’ nascosta e simbolica, è tornata in sogno, la scorsa notte! Di questo interrogativo ho parlato in un mio recente articolo che riguardava il finale di una storia letta da mio figlio. In sintesi, il libro-game in questione proponeva al lettore due alternative: o dimentichi tutte le esperienze vissute leggendo e torni nel mondo, oppure ricordiLeggi altro →
L’amore non è quello che ci hanno raccontato
Dopo l’ennesimo femminicidio un dubbio: ma non sarà anche la narrazione dell’amore, indissolubilmente unito nel binomio con la morte, a farci perdere di vista ciò che realmente significa amare un’altra persona? Un’altra donna uccisa, ne abbiamo persa un’altra. Ecco allora i titoli sparati, le foto rubate, i pareri degli “esperti”, le teorie sul movente. Vale la parola di tutti, dalla signora della porta accanto, al politico, al ministro… Tutti a dire basta, che non se ne può più, che sono troppe le donne a morire, troppi i mostri a uccidere, la stessa liturgia, la stessa narrativa, gli stessi accordi, battere e levare, una melodia cheLeggi altro →
E tu da che parte vai? Quando scegliere (o non scegliere) racconta chi sei
Scegliere implica una responsabilità che ci mette nel bel mezzo di una solitudine esistenziale, con cui possiamo imparare a fare i conti; non scegliere, d’altra parte, può paralizzarci in un eterno presente, spaventosamente senza memoria. Lo scorso Natale, uno dei regali più graditi dal mio figlio minore è stato un libro; non un libro come gli altri, ma un game-book. Il gioco consiste nel muoversi da una tappa all’altra di un’avventura, compiendo, di volta in volta, una scelta piuttosto che un’altra, e dando quindi vita a una storia personale, che risulta diversa a seconda del lettore. La storia racconta di draghi, armi da raccogliere, capacità daLeggi altro →
