Ha davvero senso parlare di felicità e non di dolore?
Ancora una volta dinnanzi a noi si erge una doppia interpretazione della felicità: felicità come fuga dal dolore, come rifugio in una dimensione in cui si ricerca la sensazione, oppure felicità come conquista di una maggiore stabilità, come rifugio dagli appetiti ed esercizio di bellezza. «Ci sono due condizioni per la felicità: la relazione col mondo e la cognizione del dolore». Devo dire che questa frase tratta da I quattro maestri di Vito Mancuso, teologo al quale mi sento particolarmente legato, mi ha fatto pensare e, dopo alcuni giorni da quando l’ho letta, continua a riproporsi e a interrogarmi. Già, perché mentre sul fatto che la felicitàLeggi altro →
Tutto quel che resta
Che ruolo hanno nel nostro vivere il ricordo e la dimenticanza? Nella perdita, la paura più grande è quella di scordare, di essere scordati. Di non avere più un posto nel cuore. Comunque, non aver pauraogni tantodi venire a trovarciappena puoi, se puoitorna da noia chiederci come vati prego,non morire definitivamente Mi ha molto colpito questa poesia che Paolo di Stefano, scrittore, storico e poeta, ha dedicato alla madre, scomparsa alcuni anni fa. Nella mia mente si accompagna a Gesualdo Bufalino, quando dice «Io che di ricordi mi ammalo, coi ricordi mi curo», e mi dà l’occasione di riflettere sul valore del ricordo e suiLeggi altro →
Che significa sperare?
Sperare non significa necessariamente accettare un premio di consolazione quando le cose vanno male. Ha a che fare con l’apertura al nuovo, al non ancora visto. Alla vita che può nascere. «Chi di speranza campa, disperato non muore»: uno dei miei cantautori preferiti, Enzo Avitabile, col suo napoletano ruvido e stretto, sembra dirci che in fondo in certi momenti della vita l’unica cosa che ci rimane è la speranza. Già quella storia del vaso di Pandora ce lo aveva suggerito: in fondo al vaso, dopo tutte le brutture e gli orrori del mondo, l’ultima a uscire era proprio Speranza e forse da lì spesso diciamoLeggi altro →
Stare fermi è il vero atto di resistenza
In una società che invita alla corsa e alla rincorsa continue, fermarsi diventa rivoluzionario. L’inerzia va considerata per quel che è: una pausa che consente alla coscienza di emergere da sotto il peso delle attività quotidiane, rivelando la profondità dell’esperienza Fare, decidere, agire… sembrano questi gli imperativi ai quali dobbiamo rispondere a queste latitudini, nella terra del «che lavoro fai?» A Milano non si sta con le mani in mano, recita l’antico adagio, a ricordarci che il male peggiore è il far nulla. D’altronde, «#milanononsiferma» recitava l’hashtag della pandemia che ha segnato la nostra storia e poi, si sa, l’ozio è il padre dei vizi.Leggi altro →
Conviene davvero vivere solo l’età di mezzo?
Stiamo costruendo una società in cui, sempre più, il non essere produttivi svuota di senso le esistenze. Ma cosa significa trovare il senso solo nell’utilità? La filosofia pone delle domande e tiene in qualche modo in stato d’allerta il pensiero, mentre la scienza tende ad acquietarlo. Così almeno disse Sergio Moravia in un’intervista. Per associazione, mi viene in mente che spesso guardando i documentari che raccontano la vita nella natura, si assiste a scene raccapriccianti, durissime, in cui animali feroci dilaniano la carne di animali indifesi, i famosi pesci grandi che si “occupano” dei pesci piccoli. Tutto questo all’interno di una logica in cui ciLeggi altro →
Tutte le strade del cambiamento
Quando capiamo da dove arrivano il disagio, il malessere, la sofferenza, pensiamo che il lavoro sia fatto. In realtà, quello è solo l’inizio della strada che ci porta verso il nuovo “noi” «Non lo mandare sulla terra, te lo racconto io come stanno le cose…». Così, un empio Roberto Benigni ci racconta l’incarnazione, in uno dei suoi interrogativi più interessanti. Che senso ha l’incarnazione? Perché Dio, nella sua onnipotenza, ha dovuto mandare sulla terra suo figlio? Che senso hanno la sofferenza, il martirio, la croce? Domande complesse che sicuramente richiedono riflessioni e meditazioni altrettanto complesse, definitive, che non ho la tracotanza di saper affrontare. ALeggi altro →
Non abbiate paura della routine
Riti che si ripetono, gesti di cura e manutenzione del quotidiano. Tutto questo, ormai troppo spesso, viene associato a mancanza di senso, noia, immobilismo. Ma nella affannosa ricerca di novità rischiamo di scambiare la sbornia con la degustazione, la sensazione del momento con il suo senso profondo. Il mio maestro, ormai più di dieci anni fa, mi regalò un piccolo orologio da tavola vintage. Di ottima marca e preciso, va caricato manualmente una volta ogni settimana e ha un piccolo cursore per adattare il meccanismo ai cambiamenti di temperatura che possono variarne la precisione. Così, tutte le settimane, il sabato mattina, io verifico l’ora esatta, doLeggi altro →
