Quanto conta la coerenza tra ciò che si dice, o si scrive, e le azioni che si compiono? La parola è valida solo se trova un correlato di realtà a confermarla? Si sa, la gente predica bene ma razzola male, e tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Quante volte abbiamo sentito questi o altri adagi simili, a indicarci la faticosa pratica della coerenza, del mettere a terra le parole e farle divenire carne, comportamenti, opere. A parole tutti siamo corretti e coerenti ma poi — si sa — cadiamo sotto la fatica, il sudore, la difficoltà di trovare il coraggioLeggi altro →

L’oblio non è una falla della memoria, ma un processo essenziale per il nostro equilibrio emotivo e comportamentale: potremmo definirlo una forma di saggezza, che ci aiuta ad aprire spazi di libertà e occasioni di riscrittura di senso. C’è una domanda che ancora, dopo giorni, mi interroga. Addirittura, in forma un po’ nascosta e simbolica, è tornata in sogno, la scorsa notte! Di questo interrogativo ho parlato in un mio recente articolo che riguardava il finale di una storia letta da mio figlio. In sintesi, il libro-game in questione proponeva al lettore due alternative: o dimentichi tutte le esperienze vissute leggendo e torni nel mondo, oppure ricordiLeggi altro →

Dopo l’ennesimo femminicidio un dubbio: ma non sarà anche la narrazione dell’amore, indissolubilmente unito nel binomio con la morte, a farci perdere di vista ciò che realmente significa amare un’altra persona? Un’altra donna uccisa, ne abbiamo persa un’altra. Ecco allora i titoli sparati, le foto rubate, i pareri degli “esperti”, le teorie sul movente. Vale la parola di tutti, dalla signora della porta accanto, al politico, al ministro… Tutti a dire basta, che non se ne può più, che sono troppe le donne a morire, troppi i mostri a uccidere, la stessa liturgia, la stessa narrativa, gli stessi accordi, battere e levare, una melodia cheLeggi altro →

Scegliere implica una responsabilità che ci mette nel bel mezzo di una solitudine esistenziale, con cui possiamo imparare a fare i conti; non scegliere, d’altra parte, può paralizzarci in un eterno presente, spaventosamente senza memoria. Lo scorso Natale, uno dei regali più graditi dal mio figlio minore è stato un libro; non un libro come gli altri, ma un game-book. Il gioco consiste nel muoversi da una tappa all’altra di un’avventura, compiendo, di volta in volta, una scelta piuttosto che un’altra, e dando quindi vita a una storia personale, che risulta diversa a seconda del lettore. La storia racconta di draghi, armi da raccogliere, capacità daLeggi altro →

Oscuro regista di tutta la nostra esistenza, il sottosuolo ci condiziona, talvolta ci conduce. Per questo va esplorato, conosciuto, compreso da chi vuole comprendere le questioni dell’anima. C’è un mondo di superficie in cui le persone fanno cose, incontrano altre persone, lavorano, vivono, muoiono, fanno figli… A guardare bene, poi, c’è anche un mondo di sotto, ovvero il sottosuolo, che è tutta una questione di tribolazioni, sensazioni, pensieri, ossessioni, che stanno sotto la superficie di ciò che chiamiamo vita. Oscuro regista di tutta la nostra esistenza, il sottosuolo ci condiziona, talvolta ci conduce; come una voce interna, come un dialogo continuo determina in profondità reazioniLeggi altro →

Stiamo costruendo una società in cui, sempre più, il non essere produttivi svuota di senso le esistenze. Ma cosa significa trovare il senso solo nell’utilità? La filosofia pone delle domande e tiene in qualche modo in stato d’allerta il pensiero, mentre la scienza tende ad acquietarlo. Così almeno disse Sergio Moravia in un’intervista. Per associazione, mi viene in mente che spesso guardando i documentari che raccontano la vita nella natura, si assiste a scene raccapriccianti, durissime, in cui animali feroci dilaniano la carne di animali indifesi, i famosi pesci grandi che si “occupano” dei pesci piccoli. Tutto questo all’interno di una logica in cui ciLeggi altro →

Il materno è il mondo dal quale proveniamo e il paradiso perduto per il solo fatto di essere nati; il paterno invece è la sfida, l’atto del cuore (coraggio) di confrontarci con le nostre peggiori paure, di andare oltre. Come tutto questo si è perso nella generazione dei genitori contemporanei? E cosa significa, per i figli? Mamma e papà ci lasciano in eredità due paia di chiavi; mamma le chiavi di casa e papà le chiavi della macchina. Così almeno in una conversazione gentile e profonda, uno dei miei maestri mi spiegava anni fa come funziona la cosa. In fondo da sempre siamo governati daLeggi altro →

Avvicinare la sofferenza non vuol dire definirla, etichettarla, classificarla; richiede invece ascolto, pazienza, attesa, presenza. Ho letto, da qualche parte, queste parole di Chandra Candiani, la poetessa: «qualunque tipo di malattia ha un problema di comunicazione e le è necessaria la ricerca di una nuova grammatica». Parole misteriose che, all’improvviso, ne fanno accorrere prepotentemente alla mia mente altre: anoressie, bulimie, DOC, disturbi del comportamento, ADHD, depressioni. Acronimi e incomprensibili vocabolari si aprono davanti a noi: parole che allontanano, sospingendoci quasi in uno spazio in cui non possiamo che sentirci persi o inadeguati a capire. Tra i giovanissimi sembra siano in aumento le depressioni, i disturbiLeggi altro →

Se la diagnosi è imprescindibile nelle patologie mediche il tema diventa più complesso nei disturbi “dell’anima”. Come evitare i rischi di una diagnosi che diventa etichetta. La diagnosi è un modo di dare un nome alla sofferenza. E, se pensiamo alla patologia organica e a tutte le forme di accidenti che accadono al nostro corpo, possiamo dire che potergli dare un nome è un grandissimo aiuto. Immaginiamo, per esempio, di avere un forte dolore allo stomaco che non ci lascia respirare, che ci dà grande sofferenza. La nostra mente corre e va nei recessi più lontani a immaginare malattie gravi, come i tumori, il rischioLeggi altro →

L’oblio non è una falla della memoria, ma un processo essenziale per il nostro equilibrio emotivo e comportamentale: potremmo definirlo una forma di saggezza, che ci aiuta ad aprire spazi di libertà e occasioni di riscrittura di senso. C’è una domanda che ancora, dopo giorni, mi interroga. Addirittura, in forma un po’ nascosta e simbolica, è tornata in sogno, la scorsa notte! Di questo interrogativo ho parlato in un mio recente articolo che riguardava il finale di una storia letta da mio figlio. In sintesi, il libro-game in questione proponeva al lettore due alternative: o dimentichi tutte le esperienze vissute leggendo e torni nel mondo, oppure ricordiLeggi altro →