La storia che finisce e la ricerca del guasto

Una fotografia che ritrae, al centro, un cuore stilizzato, rosa, spezzato; le due parti sono tenute vicine da una spilla da balia; disposte intorno al cuore, con la parte che abitualmente si usa per girare i bulloni vicina allo stesso, ci sono quattro chiavi inglesi di diverse misure.

Prosegue la serie di racconti e riflessioni sul tema delle separazioni. Anche se ogni separazione ha una storia assolutamente unica, perché unici sono i vissuti dei suoi protagonisti, è possibile individuare alcune tipologie ricorrenti che proviamo ad analizzare attraverso esempi liberamente ispirati a vicende reali, grazie anche ai contributi che ci avete inviato e che vorrete continuare a inviarci

“Dottore, vengo da lei perché sono reduce da una relazione che si è rivelata tossica e sbagliata”.

“Dottore, ho buttato via 5 anni della mia vita…”.

Queste e altre sono dichiarazioni che spesso nel mio lavoro mi capita di raccogliere e che fanno da incipit di molte richieste di aiuto. La persona in questione, non importa se maschio o femmina, inizia una relazione, si innamora, fa progetti presenti e futuri, investe energie, spesso denaro e tempo, molto tempo. Può accadere che però la relazione decollata e promettente poi perda quota fino, in alcuni casi, ad arenarsi ed entrare in crisi; da lì la richiesta di aiuto e supporto.

In questi casi la richiesta è quella di supporto e sostegno in un momento difficile e nel mio ruolo posso anche aiutare il cliente a esplorare attraverso l’accaduto la propria modalità di attaccamento, le proprie ferite abbandoniche, il bisogno di legarsi e la tipologia di legame che mette in atto.

Ma quello che mi sorprende sempre (e forse sono io che non riesco a farmene una ragione, in fondo) è la necessità da parte del cliente di cercare di capire che cosa c’è di sbagliato, che cosa abbia portato una relazione così promettente a finire miseramente, quasi si tratti di un progetto uscito male che necessiti di una ricerca guasti.

Da dove viene questa necessità di volere a tutti i costi capire? Quasi che, una volta capito, si possano mitigare il dolore e la disperazione della relazione finita, archiviare l’accaduto e metterlo a dimora nella libreria interna alla voce “passato”.

La relazione affettiva, a mio modo di vedere, rappresenta invece la radura dalla quale possiamo fare esperienza di come le cose della vita non siano sempre prevedibili, progettabili, razionalizzabili

A pensarci bene, a guardare a fondo, non siamo in grado di dare contezza di ciò che accade nella magia dell’innamoramento, altrimenti non useremmo frasi poco logiche come “farfalle nella pancia”, per esempio.

Se riuscissimo ad accogliere l’esperienza dell’innamoramento prima e della relazione affettiva dopo come un’esperienza alchemica, indescrivibile e inaccessibile, in altre parole misteriosa, allora forse sarebbe più accettabile che questa magia possa poi interrompersi.

Ma allora cosa vuole dire tutto questo?

Abbiamo sbagliato?

Abbiamo gettato al vento anni della nostra vita?

Niente di tutto ciò: nel mondo magico della vita c’è ben poco da capire, se non prendere atto che il tempo può cambiare le cose e ciò che funzionava prima ora può non avere più forza; si è fatto un po’ di strada insieme, ci si è scaldati, amati, sostenuti, divertiti e poi ora è il momento di chiudere.

Forse, a pensarci bene, è proprio il bisogno assoluto di eternità che rende fragile la relazione; a tal proposito mi faccio latore di una proposta di revisione della formula del matrimonio da “finché morte non vi separi” a “finché dura”.

Se non l’avessimo chiamata “Titanic” la nave?

Forse sarebbe ancora per mare, meno sicura e più claudicante ma sopravvissuta.

già pubblicato su @fuoritestata

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