La divisione di campo tra “buoni” (quelli che si vaccinano) e “cattivi” (la minoranza che non lo fa o quelli che, facendolo, avanzano dei dubbi) non giova a nessuno. Anzi, mi pare condivida la stessa debolezza di chi pretende la soluzione perfetta Ce l’hai il green pass? È sornione il tono del collega, mentre attendiamo di essere ammessi a un evento. Rispondo divertita, ma sotto le parole ribolle una riflessione di altro segno.  Premetto che sono vaccinata, sostengo i vaccini e riconosco tutta la gravità della pandemia. Pure, coltivo più di un dubbio a proposito di come si sta affrontando l’onda lunga del Covid. StoLeggi altro →

Da psicologo ecco il mio provocatorio contributo al problema dell’immunità di gregge “Ma voi che siete psicologi che cosa pensate di fare per chi non si vaccina, per quelli che sostengono esserci una dittatura sanitaria, una sperimentazione su larga scala di farmaci pericolosi?” “Ma voi che siete psicologi cosa pensate di fare per i giovani violenti che non tollerano le regole?”. Strano il nostro mestiere, inizialmente molti pensano che siamo tutti mezzi psico-qualcosa, che in fondo cosa ci vuole per capire cosa frulla nella teca cranica di chiunque; molti poi pretendono che tiriamo fuori dal cilindro il coniglio giusto per affrontare e risolvere, con laLeggi altro →

Vergogna: un’emozione molto intima, che secondo Carofiglio è in qualche modo simile alla capacità di provare dolore. Così come il dolore nel corpo è un segnale che qualcosa non va (una malattia, una tensione, un disturbo che colpisce il fisico), allo stesso modo la vergogna è un segnale che qualcosa non va, dal punto di vista morale. Un’emozione in grado, dunque, di allertare ciascuno in merito al proprio agire. Essere capaci di provare vergogna è, in definitiva, una salvaguardia per l’uomo, perché lo mette al riparo dall’oltrepassare i confini etici e morali, con leggerezza e superficialità. Leggi altro →

«Dottore mi sento stupido, ho paura di uscire di casa, paura degli insetti, anche dei più innocui… e mi sento stupido»Quante volte ho sentito discorsi simili, declinati nei modi più originali ma che girano intorno allo stesso tipo di situazione: il soggetto che ha paura spesso realizza razionalmente che non c’è la necessità oggettiva di averne, cerca di rassicurarsi attraverso la ragione, si interessa, si fa una cultura sull’oggetto della sua paura, però alla fine spesso capitola.Le persone intorno a lui fanno un percorso esattamente uguale al suo, ovvero cercano di rassicurarlo, cercano di dargli elementi oggettivi, scientificamente inopinabili ma, come lui, non riescono adLeggi altro →