Carofiglio distingue tra giustizia formale e giustizia sostanziale. La prima è nozione pacificamente accettata sul piano teorico, almeno in uno stato di diritto: tutti i cittadini sono uguali di fronte alla Legge. Più difficile è passare dall’astrattezza limpida della norma al terreno pieno di opacità in cui si giocano le cose umane. Qui gli esempi di disuguaglianza, prevaricazione, sfruttamento sono diffusi e tollerati, perfino attesi quali effetti avversi e ineliminabili dell’agire politico. Per questo Carofiglio vede procedere dalla parola giustizia un’altra parola, impastata di passione e lontanissima dal nitore del linguaggio giuridico. Che ci sia anche un’altra via? Noi la scorgiamo nella lettura aristotelica della Giustizia come intrecciata alla proporzionalità, al “giusto mezzo”, alla capacità di problematizzare e mettere insieme uguaglianza e differenza

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